Il corso Georadar aiuta l’Archeologia

    • 7 Ago 2026
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Il georadar al servizio dell’archeologia: si è conclusa a Chiusi la seconda edizione del corso di formazione

Dal 16 al 18 giugno 2026 si è svolta a Chiusi (SI) la seconda edizione del corso “Il Georadar aiuta l’Archeologia”, un percorso formativo dedicato all’applicazione delle tecnologie georadar nelle indagini archeologiche.

L’iniziativa, coordinata da Lorenzo Lambiase di Novatest, nasce dalla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, la Direzione Regionale Musei della Toscana, il Centro CADMO dell’Università per Stranieri di Siena e il Comune di Chiusi, con il coinvolgimento del Museo Nazionale Etrusco di Chiusi.

Formazione tra teoria e attività sul campo

Il corso ha alternato lezioni teoriche ad attività pratiche, offrendo ai partecipanti l’opportunità di approfondire le metodologie di acquisizione e interpretazione dei dati georadar direttamente su alcuni dei siti archeologici più significativi della città.

Le esercitazioni si sono svolte in particolare in Piazza del Duomo e nella Necropoli di Poggio Renzo, contesti di grande interesse storico che hanno permesso di sperimentare sul campo le potenzialità delle indagini geofisiche non invasive.

Il georadar come strumento per la ricerca archeologica

L’utilizzo del Ground Penetrating Radar (GPR) rappresenta oggi una delle tecniche più efficaci per esplorare il sottosuolo senza ricorrere a scavi invasivi.

Grazie alla capacità di individuare strutture sepolte, murature, cavità e altre anomalie, il georadar supporta archeologi e ricercatori nella pianificazione delle attività di scavo e nella tutela del patrimonio storico e culturale.

L’esperienza di Chiusi costituisce un esempio concreto di come le tecnologie geofisiche possano integrarsi con la ricerca archeologica, contribuendo ad ampliare la conoscenza del territorio attraverso metodologie innovative e non distruttive.

Un territorio che diventa laboratorio di ricerca

Dal 2023 il territorio di Chiusi è interessato da un articolato programma di indagini geofisiche che ha già coinvolto circa 30.000 metri quadrati di aree di interesse archeologico.

Le attività svolte negli ultimi anni hanno consentito di individuare importanti evidenze nel centro storico e in altre zone della città, confermando il valore delle tecnologie non invasive come supporto alle attività di ricerca e valorizzazione del patrimonio archeologico.

Formazione e innovazione per i professionisti del settore

Attraverso iniziative come “Il Georadar aiuta l’Archeologia”, Novatest conferma il proprio impegno nella diffusione delle competenze legate alle tecnologie georadar, promuovendo una formazione che unisce conoscenze teoriche, applicazioni pratiche ed esperienza diretta sul campo.

La collaborazione con enti di ricerca, istituzioni e professionisti rappresenta un elemento fondamentale per favorire lo sviluppo di metodologie sempre più efficaci al servizio dell’archeologia e della conoscenza del territorio.

Contenuto testuale generato con l’aiuto dell I.A.

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